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Partita Iva Comunitaria, quale la differenza con quella Italiana

Nel nostro Paese, la partita Iva non è altro che una serie numerica destinata all’identificazione sia di singoli soggetti lavoratori, come professionisti e autonomi, e sia di società, per favorirne il pagamento delle imposte dovute. Oltre ad esistere quelle nazionali e che si possono differenziare naturalmente passando da un Paese ad un altro, negli anni si è riscontrata tuttavia l’esigenza di creare anche una Partita Iva comunitaria. Esistono elementi comuni ed altri differenti tra questa e quelle singole nazionali. Approfondiamo, in questo caso, l’eventuale differenza appunto tra quella italiana e la sua versione comunitaria.

Partita Iva in Italia

Generalmente la partita Iva in Italia è obbligatoria richiederla, come dicevamo, per le società, per lavoratori iscritti ad albi professionali particolari, come ad esempio commercialisti e avvocati purchè esercitino la libera professione, e lavoratori autonomi, i cui profitti annui superino una certa quota prestabilita.

Questo codice numerico, che in pratica mira a quantificare in maniera più esatta e corretta le imposizioni di tipo fiscale a cui devono essere sottoposti taluni professionisti e società, può essere richiesto sia direttamente da questi soggetti all’Agenzia delle Entrate, tramite internet, oppure attraverso l’assistenza di altri soggetti a questo scopo abilitati, quali ad esempio camere di commercio o commercialisti.

Per quanto riguarda i costi della richiesta della partita Iva italiana, questa è variabile se è effettuata direttamente per via telematica oppure per mezzo di eventuali intermediari. Se nel primo caso, generalmente, non ha costi considerevoli, nel secondo invece possono essere raggiunte cifre consistenti. Un commercialista, ad esempio, per una gestione annuale può richiedere tariffe variabili (ed importanti) a seconda dell’attività svolta dal cliente, al suo volume di affari e all’eventuale regime fiscale prescelto.

Partita Iva Comunitaria

Questa è un codice numerico simile a quello italiano e che permette di operare sia in ambito comunitario e sia in altri Paesi suoi membri e può esserne fatta richiesta da professionisti, imprenditori e società, ed in generale comunque da coloro che mirano ad effettuare operazioni o attività di tipo commerciale col resto d’Europa appunto.

L’iter da seguire per richiedere tale codice non è differente da quello seguito per la partita Iva italiana. Infatti può essere richiesto dalla persona interessata sia per via telematica, sempre collegandosi alla pagina internet dell’Agenzia delle Entrate italiana, oppure tramite altri soggetti, quali i commercialisti. Le spese dovute per tale richiesta tendono a variare ed essere diversificate, ancora una volta, se si sceglie la prima o la seconda opzione.

Una partita Iva comunitaria può essere domandata sia da quei professionisti che detengono già quella italiana e sia da quelli che non ne hanno nessuna. Una volta attivata, le autorità preposte dell’Unione Europea effettueranno regolarmente controlli sugli iscritti e sulle loro attività commerciali eseguite.

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