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Pensioni svizzere ricalcolate: l’Italia condannata ai danni

L’ Italia è stata condannata a risarcire i danni arrecati ai pensionati che avevano trasferito i contributi maturati in Svizzera.

Convenzione Italo-Svizzera
I cittadini che hanno lavorato per lunghi anni lontani dal proprio territorio nazionale dopo aver terminato la propria attività lavorativa e aver raggiunto i requisiti richiesti, previsti dalla normativa previdenziale, hanno diritto di vedersi riconosciuta e liquidata la propria pensione per garantirsi una vecchiaia dignitosa; spesso questo non succede e i pensionati si vedono costretti a ricorrere ai Tribunali, come è accaduto a molti cittadini italiani che avevano lavorato nello stato elvetico.
La Convenzione Italo-Svizzera in materia di previdenza sociale prevedeva che il lavoratore italiano che decideva di lasciare la Svizzera aveva la facoltà di richiedere di trasferire all’ INPS, in Italia, i contributi versati all’ AVS, Assicurazione di vecchiaia e superstiti. Gli italiani erano consapevoli che, così facendo, avrebbero ottenuto solo la pensione italiana di anzianità come se avessero lavorato solo in Italia.
Più tardi, nell’ anno 2002, è entrato in vigore l’ Accordo tra la Svizzera e l’Unione Europea, in base al quale i Regolamenti Europei di sicurezza sociale non prevedevano più alcun trasferimento della contribuzione, ma solo la possibilità di cumulare i periodi assicurativi, svolti fuori dal proprio territorio nazionale, in maniera figurativa. Pertanto tutti coloro che avevano trasferito i contributi hanno ricevuto la pensione italiana calcolata su un salario presupposto in funzione della contribuzione svizzera ricevuta, però la Svizzera, dal canto suo, non aveva trasferito tutti i contributi versati ma solo la quota ASVS del 84%, e l’ INPS applicava l’aliquota in uso in Italia, maggiore di quella Svizzera. Il cittadino era a conoscenza del fatto che non avrebbe ricevuto una pensione italiana elevata e che la futura rendita svizzera sarebbe stata sicuramente maggiore, ma preferiva la summenzionata modalità perchè consentiva di andare in pensione anticipatamente rispetto al pensionamento svizzero.

Ricorsi dei pensionati e decisioni della Corte di Cassazione
Molti pensionati hanno fatto ricorso, e la Corte di Cassazione, sezione Lavoro, ha deciso che se il cittadino aveva ricevuto in Svizzera una determinata retribuzione sulla quale aveva versato i contributi, indipendentemente se l’aliquota applicata era più bassa di quella stabilita in Italia, l’ INPS avrebbe dovuto calcolare la pensione in funzione dei salari svizzeri. Più tardi il Parlamento adottò la legge 296/2006 che confermava il sistema adottato dall’ INPS; tale norma aveva efficacia retroattiva e annullava le sentenze della Corte di Cassazione, però stabiliva che i trattamenti pensionistici più favorevoli già erogati e ricalcolati dall’ INPS erano mantenuti.

Italia condannata due volte al risarcimento
Di recente, la Corte di Strasburgo ha condannato lo Stato Italiano a risarcire i pensionati che a causa della retroattività della norma summenzionata non hanno avuto un giusto processo, e di conseguenza lo Stato Italiano ha violato l’ articolo 6 della Convenzione Europea. Inoltre la Corte di Strasburgo ha condannato l’ Italia a risarcire i ricorrenti per la metà dell’ importo che avrebbero dovuto ricevere prima dell’ entrata in vigore della legge e le somme realmente percepite.

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