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Pietro Salini: “Investire in Africa per non costringere all’emigrazione”

«Bisogna dare lavoro alla gente dove sta e non obbligarla ad immigrare», ha indicato Pietro Salini, ad di Salini Impregilo che è molto presente in Africa, dove realizza il 16% del fatturato e ha migliaia di dipendenti. «In Africa servono infrastrutture, ma il problema principale sono sempre i soldi», ha rilevato l’ad, che pensa a un sistema di garanzie sugli investimenti in infrastrutture. «Vanno create le condizioni per creare ambiente favorevole agli animal spirits degli imprenditori» ha aggiunto Salini.

Aiutare l’Africa ad aiutarsi. L’Italia è in prima linea nello sviluppo del continente africano dove sono impegnate da decenni alcune delle sue maggiori imprese, ma c’è molto spazio anche per le Pmi in un’area di enorme estensione che sta crescendo a ritmo accelerati sia economicamente, sia demograficamente. Opportunità e criticità dell’Africa sono state al centro del convegno per la presentazione dell’African Economic Outlook realizzato dall’Ocse, che si è tenuto nella sede di Assolombarda con la partecipazione dei vertici di alcune delle principali aziende italiane presenti nel continente.

Tra i punti focali la necessità di investimenti finanziari con garanzie e di favorire la formazione di una classe di imprenditori locali. In base al rapporto Ocse, con un totale di 11,6 miliardi di dollari, l’Italia nel 2016 è stata il terzo maggiore investitore in Africa, alle spalle della Cina con 38,4 miliardi e degli Emirati Arabi con 14,9 miliardi. A fare la parte del leone per l’Italia è stata Eni con 8,1 miliardi di investimenti. «Siamo la più africana delle aziende italiane. Operiamo in 16 paesi e non intendiamo fermarci lì. Faremo grandi investimenti anche nel 2017 con i nostri progetti in Mozambico e a Zhor», ha detto Lapo Pistelli, executive vice-president of International Affairs di Eni. Il gruppo – ha aggiunto – fa da «apripista» a molte aziende italiane che arrivano al seguito, ma c’e’ anche una grande attenzione al local content da fornitori locali, per altro obbligatorio in alcuni Paesi.

«Vanno aiutate le comunita locali. Quello che va bene per l’Africa, va bene per Eni», ha rilevato il manager. «Bisogna dare lavoro alla gente dove sta e non obbligarla ad immigrare», ha indicato Pietro Salini, ad di Salini Impregilo che è molto presente in Africa, dove realizza il 16% del fatturato e ha migliaia di dipendenti. «In Africa servono infrastrutture, ma il problema principale sono sempre i soldi», ha rilevato l’ad, che pensa a un sistema di garanzie sugli investimenti in infrastrutture. «Vanno create le condizioni per creare ambiente favorevole agli animal spirits degli imprenditori» ha aggiunto Salini.

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2017-06-22/africa-nuova-frontiera-business-italia-e-terzo-investitore-151856.shtml?uuid=AE3cJnjB&refresh_ce=1

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