La psicoterapeuta Cuneo, Dottoressa Silvia Parisi, ci parla della rivoluzione e della nascita della corrente comportamentista.
E’ uso porre il 1913 come data di nascita del comportamentismo: nel 1913 J.B Watson pubblicava nella “Psychological Review” (la principale rivista psicologica statunitense) il celebre saggio “The Psycology from as the Behaviorist Views It”, dove presentava in forma sistematica gli enunciati di base di un vero e proprio manifesto programmatico per una rifondazione della psicologia. Watson articolava le proprie tesi in lavori successivi, in particolare nel saggio del 1919. Sinteticamente esse possono essere così riassunte: La psicologia va concepita come una scienza empirica, a piena similitudine delle scienze che indagano la natura, come la fisica o la biologia, mentre poco ha a che fare con discipline di tipo umanistico, filosofico, etico, sociale, pedagogico, filantropico: “La psicologia, come la vede comportamentista, è un settore della scienza naturale del tutto obiettivo è sperimentale”; in quanto scienza naturale, la psicologia ha a che fare con fatti osservabili obiettivamente e, almeno in linea di principio, quantificabili e misurati; oggetto della psicologia è il comportamento degli individui; scopo della scienza e la conoscenza delle leggi della natura e la previsione dei fenomeni, scopo della psicologia e la previsione del comportamento degli individui; poiché la psicologia si basa su dati obiettivi e osservabili pubblicamente, è inevitabile espungere l’introspezione dallo strumentario di lavoro dello psicologo; non esiste soluzione di continuità nello studio del comportamento degli organismi, e quindi neppure per animali e l’uomo. Il comportamento dell’uomo, con tutte le sue complessità e perfezionamenti, è solo una parte dello schema totale di indagine; psicologia, una volta posto su tali basi, permetterà al mondo sociale una piena utilizzazione pratica delle sue acquisizioni. Oppure che rese già allora immediato apparire tesi fu enorme ed enorme fu l’impatto che sulla psicologia e sulla cultura del tempo. Personaggio della statura di Bertrand Russell non esitarono a sostenere che Watson aveva fornito un suo manifesto il maggior contributo alla psicologia dei tempi di Aristotele. Comprensibile dunque che, anche in ricostruzioni storiche critiche e distaccate, si parla del comportamentismo come di una rivoluzione e non si abbia paura di riutilizzar imbarazzante e abusato paragone con la rivoluzione copernicana. Come tutte le vere rivoluzioni, anche questa è una rivoluzione annunciata. Il comportamentismo ha modificato la nostra concezione della psicologia e, in particolare, del suo oggetto. La psicologia tradizionale accettava tacitamente una concezione pluralistica della realtà, mentre comportamentismo aspirava a una concezione comunista e materialista della realtà “in cui si celebri la scomparsa della coscienza, considerata come il pericoloso residuo di interpretazioni magiche e animistiche dell’universo”.
Articolo scritto da : Psicoterapeuta Cuneo, Dottoressa Silvia Parisi
Tags: comportamentismo, psicologia, psicoterapia, salute, scienza
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