La psicologa Cuneo, Dottoressa Silvia Parisi, ci parla dell’evoluzione scientifica e culturale dal comportamentismo al cognitivismo.
Il retroterra filosofico e scientifico-culturale che sta a monte dell’approccio comportamentista è stato oggetto in più occasioni di analisi di alto valore da parte degli studiosi italiani. Secondo tale analisi, il comportamentismo nell’età dei suoi albori altro non è stato se non la versione psicologica di una serie di stanze, riflessioni e fermenti filosofici a confluenza di una lunga tradizione speculativa che ha caratterizzato parte non piccola della storia del pensiero moderno. Sembra opportuno indicare almeno cinque fondamentali filoni della nostra storia filosofica. Innanzitutto l’empirismo inglese :Locke, Hume, Hartley, Brown, James Mill, John Stuart Mill, Bain. Da tale tradizione si innesta nel comportamentismo una propensione, come non è da e intransigente, per impostazioni anti-innatiste interpretazioni della vita psichica basate su principi associazionisti sul relativo criterio di contiguità spazio-temporale. Si considirino inoltre, sul piano metodologico, due differenti contributi. Da un lato, un ruolo “forte” dell’induzione, a bilanciare il ruolo della matematica, della logica e del metodo deduttivo nell’origine e nello sviluppo delle conoscenze scientifiche dall’altro lato, l’ipostatizzazione della fisica newtoniana, eretta a riferimento di ogni altra scienza, psicologia compresa, che fornirà un modello con cui competere per le grandi sistematizzazioni teoriche operate dalla seconda generazione di psicologi comportamentisti.
Dal sensismo e dal materialismo francese (Cartesio, Condillac, Helvetius, La Mettrie, Cabanis) si riversa nel primo comportamentismo una visione materialista della vita mentale e una propensione verso analisi a livello di riflessi e di sequenze elementari. Dal materialismo settecentesco, con il suo impiego di modelli dell’animale e dell’uomo come “automa meccanico”, passerebbe nel comportamentismo un ricorso intenzionale consapevole a modelli interpretativi di tipo riduzionista fisica lista. Si collega ancora la cultura francese del settecento prerivoluzionario la propensione egualitaria a concepire le varie manifestazioni dell’attività mentale e del comportamento umano come risultato dell’impatto dell’ambiente esterno e, conseguentemente, a concepire le differenze interindividuali come esclusivo prodotto delle diverse abitudini dell’ambiente esterno ha sviluppato. Il comportamentismo di prima generazione si configura come erede diretto del positivismo, di cui condividerebbe il fondamentale presupposto immanentistico e l’aspirazione alla costruzione di un edificio scientifico.
Articolo scritto da: Psicologa Cuneo, Dottoressa Silvia Parisi
Tags: comportamentismo, psicoterapia, salute, scienza
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