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Crescita ancora troppo bassa per l’Italia

In linea generale, l’economia mondiale sta facendo i conti con una fase di lenta crescita che, però, non sembra essere omogenea. Dall’Eurozona, però, arrivano segnali decisamente positivi e anche l’Italia ha dato qualche segnale interessante anche se ancora non sufficiente.

Crisi economica: la crescita lenta dell’Italia

Stando agli ultimi dati diffusi, l’Italia sembra avere intrapreso la strada giusta per riuscire ad uscire dalla crisi. Nell’ultimo anno, ad esempio, ha acquisito addirittura 1,5 punti percentuali e le previsioni sono altrettanto ottimistiche. Pare, infatti, che nel prossimo anno la crescita potrà aggirarsi intorno all’1,1%. Analizzando i dati relativi alla produzione industriale il risultato non è poi così differente. Ad agosto di quest’anno, ad esempio, è stato registrato un incremento addirittura del 5,6% rispetto al 2016 e il trend si aggira intorno al 2,2%. Tali dati, pur non essendo negativi, denotano una ripresa che seppur all’insegna della crescita appare troppo lenta per poter fare fronte alle conseguenze della crisi economica. Per comprendere meglio la dinamica basti pensare che in 10 trimestri il Pil è aumentato solo il poco meno di 3 punti percentuali.

Cosa cambia rispetto al passato per l’Italia e gli altri Paesi dell’UE

Analizzando questa lenta ripresa italiana si ha la possibilità di riflettere in merito al fatto che nel passato le riprese non sono arrivate a durare ben 10 trimestri. Ciò vuol dire che, seppur lenta, questa ripresa è stabile e destinata a durare nel tempo. D’altro canto, però, è necessario anche tenere conto del fatto che negli altri Paesi della zona UE la ripresa è altrettanto duratura anche se molto più rapida. Ma perché l’Italia non riesce a crescere quanto e come gli altri stati che appartengono all’Unione europea?

Le cause della crescita lenta

Molto probabilmente, a rallentare la fase di crescita del nostro Paese è il contesto internazionale che, com’è noto, non è affatto stabile. Il timore è, senza alcun dubbio, quello della stagnazione che intimorisce non poco gli investitori e disincentiva ogni slancio ottimistico. In ogni caso, è utile non dimenticare che Francia e Germania crescono molto più velocemente dell’Italia e che, pertanto, anche eventuali fattori esterni potrebbero essere agilmente superati anche dall’Italia. A venire in aiuto agli analisti sono, ancora una volta, i dati. I livelli di crescita dei Paesi dell’area UE che condividono le medesime difficoltà sono molto positivi. L’Italia, quindi, per non rimanere relegata nelle ultime posizioni della classifica non deve fare altro che individuare un nuovo slancio propositivo al fine di intraprendere con coraggio un percorso di crescita concreto e veloce.

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