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La Gengivite, l’Igiene Orale e le False Credenze

Come si puo’ facilmente dedurre dal suffisso -ITE, si parla di gengivite in presenza di una infiammazione del tessuto gengivale, tale fenomeno puo’ derivare da diversi fattori, primo dei quali una igiene orale non corretta. Una pulizia inadeguata della bocca infetti determina un accumulo di agenti estranei tra i denti (placca batterica), che attaccandosi ai tessuti ne provocano l’arrossamento, in questa fase si innalza la sensibilità delle gengive, arrecando alla persona dolore e difficoltà nell’alimentarsi normalmente. Tuttavia, per stati infiammatori lievi, non e’ necessaria alcuna terapia particolare se non una pulizia approfondita e costante (spazzolamento, uso del filo interdentale o dello scovolino) che in pochi giorni ristabilirà lo stato di salute del nostro cavo orale.

Una perdurante trascuratezza del fenomeno progredisce verso forme invasive di placca batterica, trasformandosi in tartaro, alla comparsa del tartaro non e’ piu’ sufficiente un approccio domestico, in quanto troppo resistente alla pulizia meccanica dello spazzolino, ma bisogna ricorrere ad una seduta di igiene orale professionale dal nostro dentista di fiducia

Lo studio dentistico, oltre a rimuovere il tartaro, vi istruirà sulle abitudini da adottare al fine di non far ripresentare il problema. Naturalmente i primi consigli sono dedicati all’uso dello spazzolino, la prima regola aurea in merito e’ “dal rosso al bianco”, cioe’ dalle gengive al dente e quindi con un movimento dall’alto verso il basso per l’arcata superiore e dal basso verso l’alto per quella inferiore. D’altronde dovrebbe esserne comprensibile il motivo anche ai non addetti ai lavori, quando laviamo una forchetta o liberiamo dalla polvere una scopa appena usata, naturalmente agiremo partendo dalla parte prossimale verso la parte distale dell’oggetto. Ma andiamo più a monte: è vulgata comune che sia più efficace uno spazzolamento energico e magari con uno strumento (setole) duro, ma non e’ corretto. I batteri che si depositano tra le gengive ed i denti si rimuovono assai agevolmente, senza bisogno di applicare particolare forza, che invece può danneggiare il tessuto gengivale e deteriorare lo smalto dei denti. Dunque “durezza” e “forza” dovrebbero lasciare spazio ad una buona tecnica ed una ben riposta pazienza. Lo spazzolino da denti adatto allo scopo sarà dunque con le setole morbide ma soprattutto…cambiato di frequente!

A questo punto vi starete chiedendo…spazzolino elettrico o tradizionale? Come tutti gli strumenti di umana concezione quasi mai sono di per se giusti o sbagliati, dipende l’uso che se ne fa. Uno spazzolino elettrico con testina rotante se utilizzato come un comune spazzolino ha un effetto deleterio. Per come e’ congeniato infatti viene meno il fattore “movimento” (generato in automatico), la tecnica da utilizzare in questo caso è soffermarsi su ogni singola parte ed aspettare che la testina compia delicatamente il suo lavoro sulla singola porzione di superficie dentale. Altro mito da sfatare è sicuramente il numero esatto di volte in cui tocca lavarsi i denti: non c’e’ il numero giusto (due, tre) ma il momento giusto. Lo sporco (placca) tra i denti va rimosso quando se ne rischia l’accumulo, e cioè quando si mangia. Soprattutto vanno rimossi gli zuccheri, che attribuiscono ai batteri dei tempi di stratificazione, con rischio tartaro, assai più brevi rispetto agli altri componenti alimentari, dunque meglio lavarsi i denti una volta in più durante il giorno se si e’ soliti spizzicare e fare spuntini che invece lavarsi i denti appena svegli prima della colazione quando magari si e’ effettuata l’operazione di pulizia la sera prima di andare a letto.

Vi rimandiamo al sito www.dentista-in-croazia.net per approfondire questi ed altri aspetti dell’igiene orale, non prima però di sciogliere un ulteriore qui pro quo, la connessione tra il tabagismo ed il tartaro. Banalmente si immagina e si sente dire che fumare favorisce la formazione della placca batterica e del tartaro, ma non e’ cosi neanche in questo caso. E’ verissimo, ed in molti casi evidente, che il vizio del fumo porta ad un annerimento della dentatura, tuttavia le parti che si scuriscono perdendo lucentezza sono porzioni di denti dove si e’già formato del tartaro. Il tartaro avrebbe di per se un colore giallognolo, ma con l’azione di alcuni agenti (ad esempio caffeina o catrame) cambia colore, diventando marroncino e persino nero. Dunque fumare non porta di per sè placca o tartaro, ma li evidenzia scurendone il colore.

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