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La storia della cartografia e le prime carte geografiche

Gli appassionati di geografia ed astronomia sono dei veri e propri collezionisti di carte geografiche che utilizzano non solo per i loro viaggi ma anche per scrutare il cielo, i pianeti e le stelle.

Si narra infatti che non sia stata la Terra il primo elemento che ha attratto l’attenzione dell’uomo preistorico, ma bensì gli astri e quel grande universo blu che si ergeva sopra di lui a dismisura.

Le prime testimonianze, gli astri

Le prime testimonianze di mappe geografiche sono incise sulle pareti del grotte e delle caverne, e risalgono alle età del Paleolitico, del Neolitico e dell’era del bronzo.

Pare proprio che l’uomo sia sempre stato affascinato dal cielo, tanto da raffigurare a suo modo, in maniera del tutto embrionale, la posizione delle Pleiadi e di tante costellazioni: i graffiti e i dipinti rupestri ne sono testimonianza accertata.

Le prime testimonianze, la terra

Quando l’uomo, da cacciatore nomade si trasforma in coltivatore sedentario, ha la necessità urgente di appuntare sulle mappe il corso dei fiumi, i loro periodi di massima piena e di secca che influenzano il decorso delle stagioni, dando ritmo al tempo, alle semine e ai raccolti.

L’importanza per i popoli antichi

Questo è il caso di tante civiltà antiche come la Mesopotamia, L’Egitto e il mitico fiume Nilo, popolazioni dell’America Latina come gli Incas, gli Atzechi e i Maya.

Durante i secoli, l’agricoltore alza gli occhi oltre, e mira al di là del mare e della sua vista, sente l’esigenza di conquistare altre terre dove poter far vivere la sua famiglia, pensiamo ad esempio ai leggendari Vichinghi, popoli nordici sovrani dei mari e delle guerre, soprattutto tra l’VIII e il XI secolo.

Le loro scorribande alle chiese e ai villaggi cristiani sono rimaste nella storia. Stessa sorte, ma molto più in grande, è riservata all’impero romano.

Dopo i Greci con Anassimandro e Aristotele, è proprio Roma a realizzare le moderne carte geografiche che le hanno permesso di conquistare il mondo.

I romani sono anche i fautori delle urbes, delle città come le vediamo ancor oggi nelle loro fondamenta: nel periodo della loro fioritura nasce anche una prima forma di tipografia, delle mappe in cui vengono organizzate le città tra centurie, strade e vie, acquedotti, fori e luoghi del potere e della politica, il miglior modo per amministrare ogni complesso abitativo.

La storia ci insegna che successivamente la rivoluzione in campo geografico e astronomico ha condotto all’attuale fisionomia della Terra, alle nostra cartografia, ad atlanti, planisferi e mappamondi che vengono tuttora utilizzati dai nostalgici della carta e dei metodi più tradizionali analogici, in alternativa all’incombenza di internet, del virtuale e del digitale.

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