Grazie alle nuove normative, nell’ultimo periodo molte imprese hanno iniziato ad investire in attività e servizi di welfare per i propri dipendenti; ma quanto di queste attività sono efficaci ed in quale misura? Certo i fattori sono molteplici, poiché si tratta di comprendere come le iniziative messe in atto impattino sulla motivazione dei dipendenti e sull’immagine aziendale e quanto sia o meno efficiente l’investimento economico ad esse destinato.
Per rispondere a questa domanda Eudaimon, realtà leader nel settore dei servizi e delle consulenze nell’ambito del welfare aziendale (tra le fondatrici dell’associazione AIWA), ha sviluppato il primo sistema completo di misurazione del welfare, il Life@Work Index, tramite il quale è possibile valutare il “livello di felicità” di lavoratori e dell’impresa, sia per ogni singolo servizio di welfare che per l’intero programma.
L’unicità del metodo di Eudaimon, rispetto ad altri indici, è il coinvolgimento diretto delle persone. L’indice, infatti, va ad analizzare la percezione e il valore che i collaboratori attribuiscono alle iniziative, attraverso una serie di indicatori che misurano il valore generato dal welfare aziendale, permettendo così il confronto con altre imprese e indicando le direttrici di sviluppo per ottenere il massimo beneficio in maniera economicamente sostenibile e in linea con i propri obiettivi.
I cinque ambiti di analisi del Life@Work Index sono:
«I dati raccolti nel 2016 – spiega Alberto Perfumo, A.D. Eudaimon – mostrano che il beneficio del welfare aziendale può essere sette volte maggiore del risparmio diretto in tasse e contributi. In questo momento in cui molte imprese si accingono a fare welfare “perché c’è la nuova normativa”, il nostro appello è per un welfare ragionato e sostenibile, ben calato sulle politiche del personale e molto attento ai veri bisogni dei lavoratori. »
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