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Mercato dei semiconduttori, braccio di ferro tra USA e Cina

La situazione geopolitica spesso è uno dei driver fondamentali per un mercato. Un esempio assai attuale è il settore dei semiconduttori, dove è in corso un vero e proprio braccio di ferro tra Stati Uniti e Cina, per accaparrarsi la sovranità tecnologica. Non è solo una battaglia commerciale, è una battaglia politica e strategica.

La battaglia dei chip sul mercato

mercato semiconduttoriIl mercato dei semiconduttori è un settore particolarmente sensibile, vista l’importanza che questi prodotti hanno in una economia che è sempre più digitalizzata. Quanto siano fondamentali l’abbiamo capito durante il periodo della pandemia, perché con i lockdown la produzione è crollata, innescando una crisi dei chip in tutto il mondo.

Se questo shock dell’offerta ha alimentato la corsa all’investimento in questo settore, già prima della diffusione della pandemia di COVID molti Paesi si stavano già adoperando per garantirsi un approvvigionamento sicuro a lungo termine. Insomma, già prima della crisi sanitaria i Paesi immaginavano l’autosufficienza nella produzione dei circuiti integrati.
Il mercato dei microchip è ormai ritenuto una priorità strategica da tutte le grandi potenze mondiali.

L’intreccio con la geopolitica

Sotto questo aspetto la questione geopolitica diventa rilevante, perché USA e Cina si contendono il dominio del mercato. Peraltro quella della battaglia tecnologica con la Cina è l’unica area della politica statunitense che vanta un supporto bipartisan.

Ecco perché gli Stati Uniti stanno riversando soldi a fiumi nel settore, agevolando il più possibile la produzione con una serie di iniziative governative come lo US CHIPS and Science Act. La Cina da tempo sta facendo lo stesso, mentre più di recente anche l’Occidente ha riconosciuto l’importanza strategica dei chip. Per questo l’Ue ha varato il suo “Chips Act”.

Le società corteggiate

Le prime tre società produttrici di semiconduttori al mondo sono (report Plus500) Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (TSMC), Samsung e Intel. Spinte dagli USA, tutte hanno già annunciato grossi piani di investimento, per un totale di oltre 300 miliardi dollari per incrementare la loro capacità globale nei prossimi anni. Ad esempio, TSMC aprirà uno stabilimento in Arizona entro il 2024 nella quale produrrà microchip a 3 nanometri.

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