Il successo di un’azienda si misura nella società moderna sulla base di parametri completamente nuovi rispetto a poche decine di anni fa.
La componente etica è uno spartiacque oltre il quale si trovano solo le imprese che hanno compreso il mutamento dei tempi e la necessità di presentarsi al mercato – e non solo ad esso – con un’immagine diversa e più virtuosa, suffragata da un bilancio sostenibile. Rientrano in quest’ottica tutti i controlli e le indagini ambientali che ciascun imprenditore deve promuovere all’interno della sua realtà affidando però il compito ad un servizio di consulenza aziendale esterno. A seconda del tipo di azienda, a mero titolo di esempio, possono essere effettuate analisi sull’immissione di acque nell’ambiente, che nel caso siano contaminate devono essere sottoposte ad opportuni processi di depurazione; un altro importante fattore di impatto è collegato all’acustica, ed anche in questo caso esistono precise normative di riferimento; nessuna azienda può poi sottrarsi alla più corretta, sensibile e sostenibile gestione dei rifiuti, il cui smaltimento può riguardare una “banale” raccolta differenziata ma molto più spesso coinvolge pericolosi scarti di lavorazione che hanno percorsi prefissati da seguire per essere smaltiti senza intaccare gli spazi circostanti.
La certezza che un’azienda non stia effettuando un cosiddetto “greenwashing” del proprio bilancio, ossia una edulcorazione dei dati pubblicamente dichiarati, si può ottenere solo attraverso delle certificazioni rilasciate da apposite società che siano ufficialmente accreditate. Molto spesso si tratta di società di consulenza multiservizi e che ad esempio propongono una parallela ampia gamma di test e prove di laboratorio ed una affidabile consulenza per la sicurezza sul lavoro. Principale normativa di riferimento in queste materie è la ISO 9001, alla cui conformità corrisponde il rilascio di una certificazione ufficiale su temi quali la sicurezza o la tutela dell’ambiente.
Numerosi altri sono però gli aspetti etici di un bilancio che possono fare la differenza: la trasparenza deve infatti riguardare anche i progetti di respiro sociale promossi all’interno, tra i suoi dipendenti, ed all’esterno, sul territorio.
Sempre più aziende si impegnano così a favore del benessere dei lavoratori stimolando la loro crescita personale, le attività culturali, lo svago, il sostegno nei confronti di genitori alla ricerca di campus estivi per i figli, secondo politiche definite di welfare aziendale. Gli sforzi verso l’esterno coinvolgono sfere quali il controllo della filiera, la riduzione degli imballaggi e degli sprechi ed anche la loro conversione in scarti biodegradabili, così come l’installazione di sistemi fotovoltaici che alimentano gli impianti produttivi e spesso sono in grado anche di generare un surplus di energia da distribuire.
Simili informazioni sono diventate obbligatorie da fornire non solo per le grandi aziende, ma ora anche per quelle quotate e di interesse pubblico, stando alle normative europee: il loro portato è una rendicontazione sociale volta a proteggere l’ambiente ed a rendere sostenibile anche dal punto di vista “umano” tutto il processo produttivo.
Tags: consulenze aziendali, sicurezza sul lavoro
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