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Economia europea, la locomotiva Germania perde colpi e accelera la deindustrializzazione

Da decenni la Germania veniva considerata come la locomotiva d’Europa, perché la sua industria era capace di trascinare l’intera economia europea. Ma questo ruolo ormai sembra non appartenerle più, soprattutto perché il suo tessuto produttivo industriale inizia a mostrare delle crepe sempre più profonde.

C’era una volta la leader dell’economia europea

economia tedescaL’industria tedesca sta vivendo la fase più complicata della sua storia. Nel corso del 2025, in modo trasversale in tutti i settori, ci sono stati oltre 120.000 tagli ai posti di lavoro. Numeri preoccupanti, soprattutto perché le cicatrici maggiori le porta quel settore industriale che era il fiore all’occhiello dell’economia teutonica, l’automotive.

Un crollo verticale

Dal 2023 il fatturato industriale complessivo della Germania è precipitato del 5% in termini complessivi. Ma se ci rivolgiamo soltanto al settore automobilistico il crollo è stato addirittura del 13%. Ed è proprio nel settore auto che ci sono stati i tagli lavorativi maggiori, con oltre 111.000 unità in meno dal 2019 ad oggi. Lo specchio fedele di questa situazione sono le quotazioni in borsa di colossi del DAX (Ger40) come Volkswagen, BMW, Mercedes e Daimler.
Per fronteggiare la crisi profonda, molte delle aziende automobilistiche tedesche hanno deciso di procedere con delocalizzazione sia dei centri produttivi che di quelli di ricerca e sviluppo.

Il problema dell’energia

Uno dei colpi più pesanti all’economia tedesca e alla sua industria è stato vibrato dalla questione energetica. I costi legati alla transizione verso il verde sono cresciuti a dismisura, evidenziando una strategia fallimentare che ha strangolato l’industria, soprattutto quella pesante. Finché questa voce di costo rimarrà fuori controllo rispetto ai concorrenti americani e asiatici, le cose non potranno certo migliorare.

Il futuro con più ombre che luci

Secondo gli esperti, la crescita dell’economia tedesca rimarrà anemica anche nel 2026. Per i primi segnali efficaci bisognerà aspettare l’anno seguente, quando dovrebbe esserci una crescita più robusta. Quest’ultima però verrà trainata da una forte iniezione di spesa pubblica per infrastrutture e soprattutto per la difesa. Ma la spesa militare è un motore che può avere vita solo per un breve periodo, e soprattutto non abbassa il costo della vita né genera un indotto importante. La ripresa dell’economia tedesca rischia così di rimanere solo un’illusione.

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