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L’ Egitto contro la deriva fondamentalista

Qui di seguito riportiamo alcuni emendamenti della disastrosa politica del presidente islamista Morsi giusto per far comprendere ai sostenitori della “democratica elezione del primo presidente islamista nella storia d’Egitto “, che di democratico in realtà non vi è stato proprio nulla se non portare l’Egitto sotto la legge della Sharia, e vedere annullati i diritti delle donne, la possibilità di emanciparsi, di studiare, di diventare ministro o giudice.
L’elezione di Morsi avvenuta nel Giugno 2012 ha dato la falsa speranza agli Egiziani che lo hanno votato, di vedere l’Egitto intraprendere la strada di una democrazia aperta e tollerante, speranza svanita quasi immediatamente dopo il suo insediamento grazie alle modifiche costituzionali che il neo presidente ha applicato, rendendo di fatto i suoi poteri illimitati e le sue decisioni incontestabili.
Per gli egiziani la deriva islamista intrapresa è stata un amara delusione che ha portato decine di milioni di cittadini a ribellarsi e chiedere aiuto al suo amato esercito.
La destituzione di Morsi è avvenuta il 22 novembre 2012.
Con un decreto presidenziale, il leader ha stabilito che le dichiarazioni costituzionali e le decisioni del presidente sarebbero divenute inappellabili davanti ai giudici. Morsi ha poi messo al sicuro anche l’Assemblea costituente, boicottata dall’opposizione e composta da islamisti dai ricorsi della magistratura.
Di fatto era diventato immune dalla magistratura.
Il decreto stabiliva che il presidente ha il potere di assumere qualunque decisione che ritenga appropriata per proteggere la rivoluzione, l’unità e la sicurezza nazionale. Le decisioni e le leggi emanate dal presidente sono immediatamente esecutive e inappellabili.
Nessuna autorità giudiziaria poteva dissolvere il Consiglio della Shura (Camera alta) e l’Assemblea costituente.
Quest’ultima, un organismo boicottato dai partiti di opposizione, è stata definita non rappresentativa della società egiziana perché dominata dal partito libertà e giustizia (Fratelli musulmani) e dal Partito della luce (salafiti)
Indignata, l’opposizione egiziana è così scesa in piazza.
Morsi aveva stabilito che il procuratore generale venisse nominato ogni quattro anni dal presidente e così facendo ha rimosso quello in carica al momento, Abdel Meguid Mahmoud, con il quale ebbe un teso braccio di ferro a ottobre quando la magistratura assolse gli imputati del processo per la “battaglia dei cammelli” a piazza Tahrir.
In quella occasione il procuratore, con una ondata di sostegno di tutta la magistratura, resistette e rimase al suo posto. Morsi lo rimosse annunciando la nomina di Talat Ibrahim Mahmoud.
La decisioni epurative avevano preso di mira ovviamente anche gli ex vertici militari, a partire dall’ex ministro della Difesa di Mubarak ed ex capo della giunta militare, il maresciallo Hussein Tantawi.
Nonostante le proteste sempre più violente l’assemblea costituente dopo 16 ore di estenuanti lavori ha dato luce al suo più grande “”capolavoro “”fondamentalista, la bozza della nuova costituzione basata sulla Sharia, e che questa fosse la base del diritto egiziano secondo l’articolo 2.
Veniva così annullata la costituzione del 1971.
Articolo 4: invece stabiliva che in materia di sharia vanno consultati gli esperti religiosi di al Azhar.
Troviamo anche l’articolo 219, secondo cui i principi della sharia si rifanno al Corano, all’insieme dei precetti del profeta Maometto, la sunna, e dei primi ulema.
Formule che spianavano la strada alle più disparate interpretazioni del diritto islamico, molte volte in totale ambiguità tra loro.
Una precisazione che, secondo alcuni giuristi, ampliava il campo di attuazione della legge islamica, in un paese da sempre laico e socialista.
Un solo articolo dedicato alle donne, e ovviamente non per garantire diritti o emancipazione, ma solo affermare che la famiglia è la base della società ed ha per principi «la religione, i valori e il nazionalismo.”
Sostanzialmente che la donna doveva essere relegata a oggetto di procreazione e nulla di più.
Nessuna ambizione, nessuna carica importante all’interno della società, se non la casa.
Assenti i riferimenti alla parità o alla lotta alla discriminazione.
Tra gli articoli contestati anche quello che limita la libertà d’espressione in nome della tutela della religione e prevede che i civili possano essere processati dai tribunali militari.
Morsi divenne sempre più contestato, a tal punto che anche Anche l’Università Al-Azhar, l’istituzione più prestigiosa del mondo islamico sunnita, gli chiese di sospendere il decreto. Senza contare la fuga collettiva dei 17 consiglieri di Morsi, e le dimissioni del vice presidente del partito dei Fratelli musulmani egiziani, il docente copto Rafik Habib.
Il portavoce della presidenza spiegò ad Al Jazeera che le dichiarazione di Morsi non prevedevano di ripristinare la disciolta assemblea del popolo. La magistratura promise battaglia.
Per il dissidente Mohamed El Baradei, ex direttore generale dell’Aiea e premio Nobel per la Pace 2005, Morsi si è proclamato “nuovo faraone”.
Tutte manovre che hanno portato il popolo a chiedere a gran voce la destituzione del presidente , guidata dal generale illuminato el Sisi.
Il popolo chiese aiuto al proprio esercito che non rimase indifferente di fronte alla deriva buia e inaccettabile che il paese dei faraoni aveva intrapreso e in cui gli egiziani non si sono più riconosciuti.
A piazza Tharir prima dell’annuncio del nuovo presidente, uno striscione recitava «È chiaro che l’Egitto non ha eletto il nuovo Presidente ma la Regina d’Inghilterra».
Ricordiamo che durante la presidenza di Morsi furono bloccate completamente tutte le missioni di scavo archeologiche internazionali.
Nella mentalità islamista non c’è posto per la cultura e le tradizioni millenarie della terra del Nilo.
Turismo pressoché azzerato con danni incalcolabili all’economia, investitori fuggiti a gambe levate, cittadini stranieri che avevano acquistato abitazioni a Sharm el Sheik hanno dovuto svendere i propri beni immobiliari per paura di essere diventati di colpo nemici e stranieri in una terra che fino a pochi mesi prima li aveva accolti come figli, nella proverbiale ospitalità del popolo egiziano.
L’Egitto ” Umm el donia “- “la madre del mondo”, non poteva tollerare una simile umiliazione.
Ma la storia millenaria di questa terra baciata dal sole, del suo amato Nilo che gli garantito prosperità e che ha dato gli inizi alla civilizzazione del pianeta, si è fatta strada prepotentemente attraverso il suo popolo, il cui esercito rappresenta la sua bandiera e la sua salvezza.
Ancora una volta l’Egitto si e salvato, diventando ancora più sicuro di sé stesso, della sua forza , fiero della sua immensa storia, portando a compimento nei nove anni di presidenza El Sisi immensi piani di ammodernamento, dalle infrastrutture alle scuole, servizi di telecomunicazione, internet, la nuova capitale amministrativa, raccordi autostradali che hanno decongestionato il Cairo, il completamento del Gem, il più grande museo dedicato ad una singola Civiltà di tutto il mondo.
L’emancipazione delle donne a cui sono stati dati incarichi di estrema importanza: dai ministeri ai vertici militari , il carcere per i medici che praticano l’infibulazione e molto molto altro.
Il restauro e la costruzione di centinaia di chiese, il restauro delle sinagoghe più antiche,la valorizzazione di ogni singola traccia del suo prosperoso passato.
Tutto questo e stato fatto da un singolo uomo: Abd fattah el Sisi.
E proprio vero che un singolo uomo illuminato a volte può cambiare il mondo.
Che dio lo protegga, Tahia misr.
Perché anche qui in Occidente in ognuno di noi scorre nel nostro sangue un pò di Egitto, La Madre del Mondo..e la sua strenua lotta al terrorismo ,protegge anche noi
Chiara Cavalieri

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