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Moneta dominante, il posto del dollaro USA rimarrà ancora al sicuro per molto tempo

Da quando è scoppiata la crisi economica (prima per la pandemia, poi per la guerra e per la corsa dell’inflazione), diversi osservatori ed esperti di mercato internazionali hanno pronosticato il progressivo addio alla moneta americana come valuta dominante.
Alcuni hanno immaginato un orizzonte a medio termine, altri addirittura a breve. La realtà però sembra ben diversa.

Il dollaro resta… la moneta delle monete

moneta dollaro usdVa detto che la logica che sosteneva quelle ipotesi non era sbagliata. In effetti gli Stati Uniti hanno una situazione debitoria che era già alta prima, e sta crescendo ancora. Inoltre la FED si è mostrata tutt’altro che cauta nell’affrontare la crisi inflazionistica, spingendo in modo aggressivo le sue politiche monetarie.

Questo mix di fattori generalmente rischia di innescare un declino economico, che finirebbe per erodere l’importanza del dollaro quale moneta dominante.

Più forte malgrado i pronostici

Ma per quanto possa sembrare paradossale, la crisi finanziaria che ha avuto il suo epicentro proprio negli Stati Uniti, sta avendo l’effetto di rafforzare la presa della moneta a stelle e strisce sulla finanza globale. Questo perché il dollaro è ancora considerato un asset sicuro, al pari dell’oro.

Gli asset finanziari denominati in dollari, specialmente i titoli del governo Usa, sono ancora la destinazione preferita da parte di investitori desiderosi di salvaguardare i propri investimenti.
L’offerta di dollaro nel mondo è calata, mentre l’America è il fornitore dominante.

Gli altri candidati non brillano

No, il dollaro Usa non è affatto in declino, semplicemente perché in giro non c’è niente di meglio.
Pensiamo a chi potrebbe candidarsi a prenderne il posto come moneta dominante. Di sicuro non l’euro. Il suo valore è crollato rispetto al biglietto verde e il vecchio continente è alle prese con la guerra in Ucraina e la crisi energetica.

Non la sterlina britannica, specie dopo la Brexit. Non lo Yen giapponese, condannato dal suo stesso heikin ashi e dalla banca centrale che continua ad avere un atteggiamento sempre accomodante. E neppure il candidato numero uno, ossia lo yuan cinese. La crisi immobiliare che ha colpito il Paese ha fatto capire che quel gigante ha un po’ i piedi di argilla, rappresenta un grande rischio geoeconomico e questo non è certo un fattore di appeal sui mercati internazionali.

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