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Trauma psicologico e impatto sulla salute

Il trauma può essere descritto come qualcosa di tremendo che avviene improvvisamente e che causa in chi lo vive sentimenti di impotenza e sopraffazione. Secondo Pierre Janet, il primo studioso ad occuparsi del trauma psichico, la funzione della mente è di organizzare l’esperienza, creando coerenza e attribuendo significati adeguati. Questa funzione di integrazione può essere ostacolata quando ci troviamo a fronteggiare uno “stimolo eccessivo”.

Gli eventi che possono verificarsi nel corso della vita di una persona potenzialmente traumatici sono molteplici.

Alcuni sono casuali e difficilmente prevenibili, altri sono causati dagli esseri umani. Possono verificarsi traumi individuali, vale a dire che riguardano soltanto il singolo, come gli incidenti automobilistici, l’essere vittima di un’aggressione fisica, di una rapina o di un furto, una diagnosi medica imprevista con una prognosi infausta. Altri traumi sono collettivi, cioè interessano una pluralità di persone. Il trauma collettivo maggiormente studiato in psicologia è costituito dalla guerra che implica lutti plurimi, uno stato di minaccia incessante, un senso di allarme ricorrente, un’intensa stimolazione sensoriale. Alcuni tipi di trauma collettivo sono le catastrofi naturali, come il terremoto che ha colpito l’Italia centrale nel 2012 e che ha causato 309 vittime e oltre 1600 feriti o il maremoto dell’Oceano Indiano avvenuto nel 2004. Altri tipi riguardano catastrofi civili e tecnologiche tra cui crolli di immobili o di infrastrutture, pensiamo ad esempio al disastro del Viadotto Polcevera, noto anche come ponte Morandi. Se consideriamo l’attentato terroristico alle Torri Gemelle del 2001, notiamo che la maggior parte della popolazione rammenta il momento esatto in cui è avvenuto il disastro, alcuni di noi ricorderanno anche dove erano e con chi oppure cosa stavano facendo.  Citiamo anche le catastrofi sociali come quella che stiamo affrontando attualmente. La pandemia causata dal COVID 19 si configura a tutti gli effetti come un evento traumatico sociosanitario collettivo: è una ferita nel tessuto civile della popolazione.

Secondo un’indagine condotta dalla Fondazione Soleterre, che si occupa di fornire assistenza psicologica a persone che hanno contratto il Covid, il 60% degli intervistati sente di aver vissuto un trauma. Sia la pandemia che le misure implementate come il distanziamento sociale hanno sconvolto la vita e il benessere delle persone in molti paesi in tutto il mondo (Alghamdi et al., 2021)Nel linguaggio quotidiano si notano ormai espressioni come “prima del covid” per riferirsi ad eventi accaduti prima di marzo 2020. Una caratteristica importante degli eventi traumatici, infatti, è che rappresentano eventi “spartiacque” nella vita di chi li subisce.

In riferimento ai traumi individuali è noto, dai vari studi condotti, che, nella vita di una persona, la probabilità di affrontare un’esperienza traumatica oscilla tra il 40 e il 75%. Sebbene la percentuale sia piuttosto alta, non tutti i coloro i quali subiscono un evento traumatico sviluppano una forma di disagio clinicamente rilevante. Dunque, sembra lecito chiedersi quali siano i fattori che possono rendere più o meno probabile l’insorgenza di un disturbo.

Diverse cause aumentano o diminuiscono la probabilità che le persone sperimentino un disagio psicologico in seguito ad un evento traumatico. In psicologia si chiamano fattori di rischio e fattori protettivi e sono riconducibili sia al tipo di trauma subito sia alla persona che lo subisce.  Questi fattori coesistono e si influenzano reciprocamente. Per quanto riguarda i fattori di rischio legati al tipo di trauma, possiamo notare come alcuni eventi siano più difficili da elaborare per le loro caratteristiche intrinseche: quanto più l’evento è inaspettato, acuto, non controllabile ed inevitabile tanto più sarà di difficile gestione.  I fattori di rischio legati alla persona che subisce il trauma sono la presenza di precedenti disturbi psicologici o psichiatrici, l’abuso di alcol o di altre sostanze psicotrope, la presenza di vulnerabilità alla depressione, aver subito altri eventi traumatici, la tendenza a reagire con evitamento, con autocolpevolizzazione o con ruminazione. Tra i fattori protettivi, cioè che rendono possibile una reazione meno intensa, vi sono maggiori capacità di introspezione, elevato senso di autoefficacia percepita, capacità di apprendere dall’esperienza, elasticità mentale, maggiore attitudine alla speranza.

Il Manuale Statistico dei Disturbi Mentali, giunto alla sua quinta edizione, dedica un intero capitolo al gruppo dei “disturbi correlati a eventi traumatici”, al cui interno ritroviamo il noto Disturbo da stress post traumatico (PTSD) ma la letteratura scientifica sottolinea come gli eventi traumatici siano da considerarsi fattori aspecifici che possono aumentare la probabilità di comparsa di qualsiasi malattia fisica e mentale: gli effetti sono tangibili non soltanto sullo sviluppo psicologico e neurobiologico ma anche sul sistema immunitario, oggi si parla di psiconeuroendrocrinoimmunologia (Bottaccioli e Bottaccioli, 2016) per riferirci alle alterazioni del funzionamento immunitario causate da situazioni di stress acuto.

È innegabile che il cervello può sanare le ferite emotive ma questo processo di auto guarigione è spesso ostacolato o difficilmente attuabile. Quando il disagio è troppo intenso o troppo prolungato nel tempo o ha un impatto smisurato sulla qualità della vita della persona è necessario chiedere aiuto ad un professionista della salute mentale.

Bibliografia e Sitografia

APA.org

Alghamdi et al., 2021

B.S. Alghamdi, Y. Alatawi, F.S. Alshehri, H.O. Tayeb, F.I. Tarazi Relationship between public mental health and immune status during the COVID-19 pandemic: cross-sectional data from Saudi Arabia Risk. Manag. Healthc. Policy, 14 (2021), pp. 1439-1447

Onofri A., La Rosa C., Trauma, abuso e violenza: andare oltre il dolore, Edizioni San Paolo, 2017.

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