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Industria dell’auto, quanti dubbi dopo lo stop UE a benzina e diesel

Di recente il Parlamento Europeo ha deciso di imprimere una svolta rigorosa sulle emissioni, andando a colpire direttamente l’industria dell’auto. Ha Infatti deciso di imporre lo stop alle auto benzina e diesel a partire dal 2035.
L’ultima parola spetterà comunque al Consiglio Europeo che si riunirà alla fine di giugno.

I timori dell’Industria dell’auto

industria dell'autoAnche se 13 anni sembrano un’eternità, per un settore come quello automobilistico si tratta di un lasso di tempo breve per riorganizzare completamente se stesso. Affiorano timori da parte di molti analisti di mercato. Ad esempio, Confindustria è stata assai netta nel chiedere che venga nuovamente discusso questo termine, perché altrimenti si rischia di mettere in seria discussione la stessa sopravvivenza dell’Industria dell’auto Europea.

I fattori critici

Da dove nascono questi timori? Anzitutto si guarda a fattori di natura tecnica. Realizzare un parco veicoli integralmente elettrico, richiede soprattutto tanta energia pulita per alimentare le batterie dei veicoli. E ovviamente, richiede anche enormi quantità di materie prime che sono necessarie a produrle.

Proprio per questo la scelta della UE è sembrata azzardata, visto il periodo in cui ci troviamo. Materiali come Nichel e Platino sono schizzati alle stelle, proprio per la carenza di forniture. Inoltre i leading indicators del mercato, anche se prospettano un aumento di forniture in futuro, difficilmente potranno soddisfare una così forte domanda.

La dipendenza

Connesso a questo aspetto ce n’è poi anche un altro. La necessità crescente di queste materie prime, renderà l’Europa sempre più dipendente dalla Cina. Una situazione analoga a quella che si sta verificando con la Russia, per quanto riguarda le forniture energetiche.

L’industria dell’auto chiede quindi più tempo per riuscire a dotarsi di una autosufficienza delle forniture. E inoltre chiede anche che venga ridotta la quota di veicoli elettrici da produrre nel 2035, portandola al 90% e magari al 80% del totale. Un compromesso quindi.
Insomma, prima di fare una transizione tecnologica bisogna fare una transizione energetica.

Il confronto

L’industria dell’auto si risente del fatto che la stretta da parte dell’Unione Europea mal si giustifica, considerando il fatto che l’Europa contribuisce soltanto all’8% delle emissioni di CO2 nel pianeta. La Cina fa il 30%, mentre il 17% origina negli Usa. Di quell’8%, poi, solo l’1% è dovuto alla mobilità.

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