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Maurizio Tamagnini: FSI, investimenti e altre operazioni nel fintech italiano

Maurizio Tamagnini: “Investire nelle belle aziende italiane è un buon investimento. Investire nelle aziende italiane fintech, in particolare in quelle che hanno già una struttura e sono aperte al cambiamento, è un ottimo investimento”.

Maurizio Tamagnini

Maurizio Tamagnini (FSI): lavoriamo sempre con un approccio a tre fasi

In un’intervista a “MF Milano Finanza” dello scorso febbraio, il CEO Maurizio Tamagnini lo ha definito “un investimento trainante per l’economia del Paese”: non a caso quello del fintech rappresenta un settore in cui FSI crede fortemente, come testimonia anche quanto realizzato con Cedacri e BCC Pay. “L’Italia, lo sappiamo, è ancora indietro in tema di digitalizzazione delle imprese, il nostro rapporto tra investimenti in servizi informatici e PIL è inferiore a quello dei grandi paesi europei e c’è quindi un’enorme opportunità da cogliere”: FSI si è quindi strutturato con un team focalizzato appositamente sul tech. L’approccio che adotta FSI si sviluppa in tre fasi, come ha spiegato il CEO Maurizio Tamagnini: “Prima individuiamo la società che rappresenta nel suo settore la piattaforma di sviluppo più promettente ed entriamo nel capitale senza caricarla di debito, per lasciarla libera di investire poi per la crescita. Dopodiché la affianchiamo in questa crescita, prima a livello domestico e poi internazionale. Infine cerchiamo un partner strategico di grandi dimensioni in grado di farle fare un ulteriore salto di sviluppo e cerchiamo di restare parte di questo ulteriore sviluppo, reinvestendo nella nuova realtà”.

Maurizio Tamagnini: FSI, importanti passi in avanti per il fintech italiano

L’efficacia del metodo di FSI è evidente ad esempio nella performance di Cedacri, come ha sottolineato il CEO Maurizio Tamagnini: nel 2018 “abbiamo investito nel gruppo specializzato in software per il banking e servizi cloud affiancandoci nel capitale alle banche azioniste, aiutandole quindi a razionalizzare la governance e inserendo Corrado Sciolla, un CEO di grande esperienza che ha poi operato una profonda trasformazione dell’azienda”. Nel tempo ha poi supportato il gruppo “nello sviluppo dell’attività anche verso clienti non captive e abbiamo condotto altre due acquisizioni, quella di Oasi e quella di Cad.It, per ampliare l’attività al software”. Nel 2021 “abbiamo individuato come partner con il quale continuare l’avventura ION Investment Group, il fornitore tecnologico globale del settore finanziario, fondato più di 20 anni fa dall’imprenditore italiano Andrea Pignataro”: ION ha quindi comprato l’intera Cedacri “e noi abbiamo reinvestito in minoranza”. Risale invece a quest’anno la partnership strategica siglata con Iccrea Banca per lo sviluppo di BCC Pay. Si tratta di un ulteriore passo in avanti per il fintech italiano, come evidenziato dal CEO Maurizio Tamagnini: “Vediamo in BCC Pay le stesse condizioni favorevoli di quando entrammo in Cedacri per il core banking. È un settore che darà all’Italia la possibilità di avere un ruolo importante”.

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