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Costi dell’energia, anche il mercato del vino va… in bolletta

Il mercato del vino italiano si ritrova sempre più sotto pressione. È un problema non soltanto di tipo inflattivo, ma anche di tipo distributivo. Alla base di tutto c’è l’aumento dei costi dell’energia, che si ripercuote a cascata su tutti gli aspetti della produzione e della distribuzione di questo prodotto di punta del made in Italy.

L’impatto dei costi dell’energia

vinoSecondo un recente studio dell’Osservatorio Vinitaly, l’incremento dei costi dell’energia rispetto lo scorso anno è stato del 120%. Parliamo di circa 425 milioni di euro di spesa aggiuntiva.

A questa voce va però aggiunta anche la componente dei cosiddetti dry-good, ossia quei materiali essenziali come tappi, capsule, carta, cartoni e vetro. In questo caso l’aumento è stato superiore al miliardo di euro rispetto allo scorso anno, con un incremento percentuale che è stato del 74%.

E non finisce qui

Il problema è che il conto salato non si esaurisce solo ai costi dell’energia e a quelli per le materie secche, ma viene ampliato da tutti gli altri tipi di costi. Per l’acquisto della materia prima, ossia uva e sfuso, sono stati pagati 6,6 miliardi di euro, con un aumento contenuto a +14%.

Altri aumenti riguardano pure le spese generali, che comprendono anche i costi commerciali (cresciuti di un quarto per via della ripresa delle attività fieristiche, lo scorso anno ancora sospese a causa del Covid).
Un lieve aumento lo fanno registrare anche le spese per il personale cresciute al 650 milioni di euro.

Il conto finale

Alla fine, mettendo assieme tutte queste voci di spesa, si arriva a un costo che sfiora i 13 miliardi di euro. Un incremento quasi del 30% rispetto allo scorso anno.

Un simile rincaro può essere compensato solo parzialmente aumentando il trading con i volumi di vendite, ed in parte anche con una revisione di listini prezzi. Ma di certo non possono essere misure ne’ definitive ne’ esaustive.

Peraltro a pagare il conto per salato, come spesso accade, sono soprattutto le aziende di piccole e medie dimensioni. Quelle cioè che producono e imbottigliano quasi tutto il vino da sole.

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