Lo scoppio del conflitto in Medio Oriente ha riportato a galla un tema estremamente importante, ossia il ruolo del petrolio nella geografia della finanza globale e del potere economico. Secondo diversi analisti il greggio è la minaccia maggiore per l’egemonia del dollaro, ma a ben vedere c’è dell’altro sotto.
Cinquanta anni fa il termine “Petroldollaro” divenne il simbolo dell’egemonia americana sulla finanza globale. Quel termine venne introdotto dal professor Ibrahim Oweiss, docente della Georgetown University di Washington, che voleva in tal modo sottolineare la preoccupante concentrazione di ricchezza nelle mani dei maggiori produttori di petrolio al mondo, che si trovavano in Medio Oriente. Accumulavano ricchezza più velocemente di quanto ne riuscissero a spendere.
Inizialmente quel concetto è rimasto una parola carica di minaccia per gli Stati Uniti come possibile fattore di squilibrio per la finanza globale. In seguito si è invece rivelato un’ancora di salvezza per la valuta americana e per la stabilità finanziaria a stelle e strisce.
La fissazione del prezzo del petrolio in dollari ha creato una domanda planetaria per la valuta americana, e quando dal 1974 il Dipartimento del Tesoro USA acconsentì alla Banca Centrale esaudita di acquistare regolarmente titoli del tesoro americano, il reinvestimento dei proventi del petrolio in attività denominate in dollari garantì agli Stati Uniti una invidiabile libertà finanziaria. In pratica ha rafforzato la valuta statunitense.
La guerra in Medio Oriente ha messo in discussione questo schema, anche perché adesso i maggiori consumatori del petrolio si trovano in Asia e non in Occidente. Questa è una delle tendenze dell’economia globale che stanno cambiando il mondo. Anzitutto alla Cina. Da tempo i cinesi pagano il petrolio in Yuan. L’utilizzo della valuta nazionale per pagare il petrolio è un obiettivo anche di Russia e India.
In realtà però la minaccia principale per il dollaro non è un graduale utilizzo di altre valute per i pagamenti del petrolio, bensì un calo di fiducia negli USA da parte della finanza globale. L’America ricorre sempre più spesso a sanzioni, restrizioni e congelamento di beni per portare avanti la propria politica estera.
Ma questo schema rende sempre più diffidenti gli altri paesi, che si sentono assoggettati al rischio che denaro e riserve detenuti nel sistema del dollaro potrebbero diventare politicamente vulnerabili. Sono proprio i capitali presi in ostaggio ad essere la minaccia maggiore per il dollaro, che resta la moneta dominante e lo rimarrà ancora per molto tempo, questo è certo.
Tags: dollaro, finanza, petrolio
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